L'ecosistema golena

La massima parte della pianura padana è formata dai sedimenti dell'ultima glaciazione, quella
wurmiana, che hanno contribuito a formare quello che i geologi definiscono più precisamente
come il piano generale terrazzato.
In esso i fiumi hanno scavato valli più o meno profonde depositando ulteriormente materiali
di vario genere, che hanno di volta in volta modificato l'andamento dell'alveo, nel corso dei
secoli sempre meno naturale per gli interventi di protezione dalle inondazioni mediante le
arginature. In genere nell'alta pianura si incontrano zone difficilmente esondabili se non per
piene straordinarie; qui sono presenti aree rilevate o marcate scarpate dove è possibile
osservare frammenti dell'antico bosco padano originario, il cosiddetto querco-carpineto, in
cui si presentano specie arboree come il carpino bianco (Carpinus betulus), l'orniello (Fraxinus
ornus), il bagolaro (Celtis australis), la farnia (Quercus robur). Nello strato arbustivo si
annoverano il biancospino (Crataegus monogyna) il pallon di maggio (Viburnum opulus), la
lantana (Viburnum lantana), il corniolo (Cornus mas), il sanguinello (Cornus sanguinea), il
prugnolo selvatico (Prunus spinosa), la fusaggine (Euonymus europaeus). Lo strato erbaceo
presenta, tra le altre, entità tipiche come ad esempio il bucaneve (Galanthus nivalis) l'anemone
dei boschi (Anemone nemorosa) il dente di cane (Erytronium dens-canis) le primule (Primula
vulgaris) la polmonaria (Pulmonaria officinalis). Si tratta di un ecosistema che per il suo
particolare isolamento geografico rispetto al centro Europa può essere considerato unico e
quindi meritevole di essere, dove possibile, conservato
Nel percorso medio e terminale il fiume presenta continue sinuosità, talvolta accentuate,
dette meandri, che mutano abbastanza rapidamente, così che le carte topografiche attuali
del fiume non sono sovrapponibili a quelle di un secolo fa. Nei meandri ci sono due azioni,
una di ampliamento centrifugo della sponda sottoposta a erosione e uno invece interno di
deposito. Talvolta nelle piene rovinose il meandro viene saltato con la formazione di un ramo
del fiume che diventa lanca e successivamente morta qualora manchi completamente il
collegamento con il fiume; il destino è un rapido decadimento da ambiente acquatico a
torboso, poi a praterie igrofile come i cariceti, indi a saliceto. Sono realtà continuamente
minacciate dall'invadenza delle essenze esotiche come la robinia (Robinia pseudoacacia)
l'ailanto (Ailanthus altissima), l'amorfa (Amorpha fruticosa), lo zucchino selvatico (Sicyos
angulatus) , la buddleja (Buddleja davidii), il topinambur (Helianthus tuberosus), il senecio
sudafricano (Senecio inaequidens).
Questa situazione è ancora più manifesta in quella che si definisce golena del fiume, cioè
nel tratto del fiume che va dalle sponde fino agli argini maestri che danno protezione fin dal
passato; spesso la costruzione di pennelli o massicciate incanalano ancor di più l'acqua del
fiume allo scopo di poter sfruttare tutti i terreni disponibili per un'agricoltura intensiva, così
il fiume assomiglia molto ad un canale.
La golena è talvolta di così vaste dimensioni per cui il fiume non risulta visibile dall'alto
dell'argine maestro; occorrono infatti alcuni chilometri per accedere direttamente alle sue
rive.
Qui si assiste ad un passaggio da suoli profondi ed evoluti a quelli di una foresta giovane
ed in continua evoluzione, ad una certa distanza una foresta più igrofila rispetto al corso
medio con presenza di farnia e pioppo bianco e poi per un ulteriore aumento di umidità,
all'associazione dell'ontano, del pioppo nero, del salice bianco e rosso.
La riforestazione di un'area boschiva nei pressi del fiume deve tener conto di questi fattori
ecologici così da predisporre interventi mirati che conseguiranno buoni risultati anche in
tempi relativamente brevi; si instaureranno ecosistemi che verranno più velocemente colonizzati
dai vari organismi viventi.
Una più armonica composizione la si potrà avere con interventi mirati nella creazione di aree
umide che nella golena sono ormai scomparse, ripristinando o seguendo antichi paleoalvei;
sarà poi lo stesso fiume che produrrà variazioni a questo schema, ma sempre riconducibili
alla struttura generale qui indicata.
I salici comunque sono le entità principali sulle quali basare lo strato arbustivo proprio a
ridosso delle rive in una fascia che si colloca tra il livello delle piene non eccezionali e quello
del livello medio del fiume per cui in alcuni punti la zona può essere ampia anche diverse
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centinaia di metri. Saranno presenti così salici arbustivi come il salice grigio (Salix cinerea)
il salice da ceste (Salix triandra) e il salice fragile (Salix fragilis). Si ritrovano nella vegetazione
erbacea specie come il poligono nodoso (Polygonum lapathifolium), la forbicina comune
(Bidens tripartita), il romice (Rumex obtusifolium) varie Poa (Poa trivialis e Poa pratensis)
altre graminacee come la scagliola palustre (Typhoides arundinacea) oppure amarillidacee
di cui i campanellini estivi (Leucojum aestivum) sono i rappresentanti più significativi.
E' comunque un ambiente solo apparentemente omogeneo che ad un'osservazione più
attenta manifesta la presenza di differenti ecosistemi come piccoli boschetti, incolti, lanche,
fossi, siepi, fanghiglie, talvolta laghi di cava, (là dove si sono effettuati prelievi di inerti di vario
genere, sostanzialmente sabbie e argille), greti, arginelli.
In una breve indagine condotta in un'area golenale del Cremonese simile per caratteristiche
a quella di Guastalla, sono state individuate circa 260 specie che per permettere analisi di
confronto con altre aree, i botanici suddividono in corotipi a seconda della loro provenienza
geografica; si parlerà quindi di entità circumboreali per le specie che hanno il loro areale
centrato nelle zone temperate e fredde dell'Europa, Asia e America o di specie eurasiatiche
se presenti nelle principali pianure europee ed asiatiche a clima continentale. Nell'area
golenale studiata il gruppo più abbondante è risultato, come era da attendersi in un ambiente
così rimaneggiato dall'opera dell'uomo, il corotipo delle cosiddette cosmopolite cioè specie
che si trovano un po' ovunque sulla terra, seguite dalle eurasiatiche che per le condizioni
ecologiche si affermano qui in folto numero; seguono poi le specie mediterranee e circumboreali
che testimoniano la particolare posizione della pianura padana come crocevia tra le coste
del mediterraneo e il clima più continentale del centro Europa, quasi nulle le specie atlantiche
per la scarsa influenza di tale clima sul nostro territorio. Qua e là è possibile osservare l'arrivo
di nuove specie, talvolta molto rare per l'Italia settentrionale, come è stato il caso di una
boraginacea, Nonea lutea, una specie sudest-europea che ha pochi riscontri in tutta Italia.
I dati comunque sembrano simili in altre realtà della pianura a testimoniare come pressochè
ovunque l'impatto antropico sia elevato. Tuttavia un ecosistema fluviale non è per sua natura
stabile nel tempo e questa può essere l'elemento che lo rende prezioso, si ricreano in pochi
anni condizioni tipiche di pratelli aridi e zone umide dove si insediano specie caratteristiche.
Accennando a queste ultime, esse si caratterizzano per una loro peculiarità in quanto capaci
di concentrare in poche centinaia di metri quadrati entità ormai divenute rarissime in pianura.
La distribuzione delle piante nelle lanche segue particolari regole ecologiche: nella zona
centrale si producono estese formazioni dette lemneti in cui predominano i vari tipi di lenticchie
(Lemna minor, L. trisulca, Spirodela polyrrhiza e ora in espansione L. minuta) che galleggiano
con le minuscole radici. Si associano spesso il morso di rana (Hydrocharis morsus-ranae)
e alcune felci acquatiche, in particolare l'erba pesce (Salvinia natans) indicata nella lista
rossa delle specie a rischio. Più verso la riva si può notare la presenza di specie radicanti
come le ninfee (Nymphaea alba, Nuphar luteum) il limnantemio (Nymphoides peltata) o le
rosette di foglie della rara castagna d'acqua (Trapa natans). Si possono osservare anche
delle vere rarità come le specie carnivore (Utricolaria vulgaris e U.australis): la loro particolarità
sta nella capacità di catturare microrganismi nell'acqua grazie a foglie munite di speciali
vescichette che sono rivestite da piccole ciglia le quali, se sfiorate, aprono delle porte che
creando una depressione verso l'interno determinano il riflusso di acqua e di conseguenza
di piccoli organismi che verranno successivamente digeriti. Verso la riva infine si insediano
le specie del tifeto e canneto che possono essere dominati dalla tifa (Typha latifolia e T.
angustifolia) nel primo caso e dalla cannuccia di palude (Phragmites australis) nel secondo.
Si accompagnano ad esse specie di taglia inferiore come i poligoni (Polygonum mite e
P.hydropiper), il non ti scordar di me delle paludi (Myosotis scorpioides) e qua e là la stiancia
(Sparganium emersum), il giunco fiorito (Butomus umbellatum), la rara sagittaria (Sagittaria
sagittifolia), e i carici che possono formare estese formazioni omogenee dove primeggiano
Carex riparia, C. acutiformis, C. elata.
Infine in rilievo nella zona golenale o ai suoi margini si presta bene all'osservazione naturalistica
il complesso delle arginature che viene poco considerato, ma che può fornire all'occhio attento
non poche sorprese. Alcune preliminari indagini condotte sulla sponda di sinistra del Po
cremonese hanno evidenziato una ricchezza incredibile: basti pensare che in alcuni rilievi
si raggiungono anche le cinquanta specie su 60-80 mq., come in alcuni prati submontani,
mentre si possono osservare entità di grande fascino nonchè importanza fitogeografica come
l'orchidea maggiore (Orchis purpurea), la viola maggiore (Viola elatior), il falso zafferano
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(Colchicum autumnale ), l'origano selvatico (Origanum vulgare) e ultimamante una leguminosa
rara per la Lombardia, la vicia pelosa (Vicia hybrida).
Tutto quanto qui indicato è solo una breve rassegna della situazione botanica presente in
golena, sulla quale inoltre molto scarsi sono i lavori scientifici di un certo spessore. La
creazione di gruppi di volontari dediti al ripristino di aree degradate, dopo una prima fase
rivolta alle operazioni di sistemazione morfologica e di forestazione, dovrebbe rivolgersi ad
approfondire questi aspetti anche se specialistici, per approntare banche dati fondamentali
per una corretta gestione dell'ecosistema, e a proporre quindi una informazione corretta su
questa spesso sconosciuta biodiversità, per rispettarla.